Vietato parlare al contagiante
Andrea Bizzarri

Tu ce l'hai un cronometro? Ecco: fallo partire e io intanto vado. Una. Vi giuro: una soltanto e poi lasciamo perdere, abbandoniamo il discorso, ve ne andate a casa, fate come vi pare – una. L'ultima. Perché io poi lo so, mi conosco, sono prolisso. M'allungo. Per dire un concetto io, ci metto un'eternità. Immagina che io coi concetti – con le parole – ci faccio l'amore. E siccome ho pensato bene di lasciare la mia ragazza il 7 marzo – giorno 8 Conte ha chiuso tutto; pensa te che tempismo! – pur di accoppiarmi con qualcuno mi sono accoppiato con i concetti. Amore platonico in purezza, cento per cento. Ecco, tu considera che io per dire una frase ci metto lo stesso tempo di quando faccio – facevo – l'amore con la mia ragazza. «Una scoppiettata» e no, bello mio, perché io ci metto di mezzo pure i preliminari. E sulla lunghezza dei preliminari non mi batte nessuno. Siamo io e altri quattro, cinque coglioni. Perché io nei preliminari ci metto pure il discorso pre preliminari. Quindi figurati per farmi una trombata quanto ci metto. Insomma: l'ultima davvero e me ne vado. Oh, questa cosa l'ho detta e l'introduzione è durata già un'ora e mezza. Va be'. Facciamo così: quanti siete? Novanta? Cento? Ecco, prendi lo spago, vai a fondo sala, ti metti a metà, lo tiri giù fino a qui come il filo a piombo dei muratori e vengono fuori due classi: classe A e classe B. Mettiamo che tutti quelli che stanno alla mia sinistra sono la classe A – quelli di sinistra sono sempre i secchioni – e quelli di destra sono la classe B – i caciaroni, quelli che nei pullman stavano agli ultimi posti.

Ecco: dal giorno 8 marzo 2020 al giorno 3 maggio 2020 tutta l'umanità si è divisa fra la classe A e la classe B. Nella A c'erano tutti quelli con la faccia alla Fassino, che dicevano che non bisognava riaprire, che avevano la foto di Burioni come santino sopra al calendario, che lasciavano fuori casa la spesa perché c'era il virus e poi non la ritrovavano perché c'erano i vicini. Nella B, invece, carnevale di Rio. Casa delle libertà, proprio. Uscivano più durante la quarantena che prima. Gente larga come due tavolini che ha cominciato a preparare la maratona di New York; famiglie che hanno adottato pure i topi perché li scambiavano per pincher; persone anziane – anziane, Cristo! – che andavano al supermercato a comprare una cipolla. Ecco, tutta l'umanità si è divisa così: classe A e classe B. E poi c'ero io. Io e i soliti quattro, cinque, che facevamo parte della classe C: la classe dei coglioni, appunto. Quelli della classe C li riconosci perché avevano proprio il terrore del virus, ma pure qualcosa di più: erano a metà fra Fassino e Gollum. Va be', vado all'episodio. Guarda tu quanto c'ho messo per arrivarci.

Finalmente, il 4 maggio, esco. Esco, ma bardato da guerra di Russia. Mascherina, guanti, visiera tipo apicoltore... occhiali sotto la visiera... lenti a contatto sotto gli occhiali: ci vedevo da qua a Wuhan, praticamente. Insomma, esco e vado al bar sotto casa. Fuori c'è il cartello che dice “Prendi qui il tuo caffé”. Lo ordino; la signorina me lo porta; io lo sto per bere e sento: «Bella, Mauri'». Mauri', Maurizio; cioè io. Mi giro e vedo Gianni, gonfio – ecco perché era finito il lievito – e Claudio, brutto, secco allampanato – ecco perché non mi sono sposato. Sono due amici, mi fa piacere rivederli, seppure voglio mantenere le distanze: noi della classe C siamo così. Li saluto, distrattamente, e gli offro un caffè. Cazzata clamorosa! Allora: voi non potete immaginare la paura. Più questi due si avvicinavano per bere, più io dicevo alla cameriera di portare il conto. Gliel'avrò detto venti volte. Sessanta euro mi saranno costati, 'sti caffè. Però l'apice l'ho raggiunto quando Claudio ha gonfiato i polmoni e stava cominciando a parlare. Lì mi sono proprio terrorizzato. Tu pensa che mi sono nascosto dietro la tazzina da caffè Palombini. Insomma, lui inspira e attacca a parlare; io cerco di fargli vedere la marca della tazzina perché mi ricordo che una sua ex faceva di cognome Palombini e magari si distrae, ma niente. Oh, una scarica, una mitragliatrice. Dico: “Questo mi ha contagiato sicuramente! Questo, con tutte le stronzate che sta dicendo, mi ha contagiato sicuramente! E come ne esco?”. Poi attacca pure quell'altro – Gianni – e tutti e due parlano, parlano, parlano. “Io adesso ritorno a casa e sono malato sicuro”. E magari fosse il Covid. Magari! Non è il Covid! Perché io, che appartenevo alla classe C, il test sierologioco me lo sono fatto quando Burioni ancora era uno specializzando. E il test m'ha detto che il Covid ce l'ho avuto e m'ha rimbalzato, come si direbbe dalle mie parti. Cioè: ce l'ho avuto ma senza sintomi. Io mi sono ammalato quando Claudio ha detto che il Covid è stato creato per coprire il 5G; mi sono aggravato quando Gianni ha detto che lui il vaccino non se lo fa perché le lobbies, i poteri forti; ero in fin di vita quando hanno detto clorochina. E lo sai come parlavano? Con frasi spezzettate, ta-ta-ta-ta, tipo scarica. Non finivano un periodo, non si ricordavano i soggetti, non coniugavano i verbi. È come se adesso lui (indicando fra il pubblico) vomitasse e noi andassimo a cercare quello che si era mangiato: qua c'è un pachino, qua una carota, qui un pezzo di porro - ma che cazzo ti sei mangiato? - Va be'. Loro parlavano e io, vestito da apicoltore, pensavo a quante persone avevano contagiate. I genitori, i fratelli, gli zii, i cognati: una miriade. Mi facevo proprio i calcoli: se hanno due fratelli o sorelle a testa e questi hanno altri fratelli o sorelle eccetera eccetera - solo così eravamo arrivati a un bacino di infetti che era grande più della Basilicata. E magari – magari! credetemi lo avrei preferito – fosse stato il Covid. Al massimo, col Covid, muori. Più di quello non ti può succedere. Con questo virus no. Tu muori e lui va avanti. E, anzi, se tu muori e sei portatore del virus diventi martire e il virus si espande ancora di più. Non perde mai virulenza. E te lo puoi prendere pure a due metri di distanza; non hai sanificazioni; non c'è un ISS che ti dia le linee guida. L'unica cosa sarebbe tagliarsi le orecchie. E togliersi gli occhi. Oppure, eliminare le parole. Tutti vanno in giro e nessuno dice più neanche una sillaba. Che bello, eh? Silenzio assoluto. Tutti parlano solo a gesti. Infatti io c'ho provato subito. Per salutarli ho alzato la mano e basta. Quella destra. No, non era un gran bel vedere. 
(A chi, fra il pubblico, sta cronometrando)
 Quanto c'ho messo? (Attende la risposta) Bene. Non soffro di eiaculatio precoce. Sai quanto ci metterebbe un mio collega a raccontarti questa cosa? Dodici secondi. Però, io ho pensato che, se siete venuti qui per me, vuol dire che forse pure voi volete iscrivervi alla classe C. Quindi, hai visto mai, che qualche parole di più io, qualche parola di più tu, quella classe diventa una classe con dei coglioni così? E hai visto mai che fossero proprio quei coglioni della classe C, quei reietti, quei nerd - quelli prolissi -, a tenerlo a bada, il virus.


anno di scrittura 2020

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